venerdì 27 febbraio 2015

TORTA DI PERE

Ciao a tutti!


Di solito per fare delle torte "base", uso sempre il medesimo imapsto su per giù ; l'altro giorno ho voluto cambiare un pò e ho preso spunto da qui.
E' venuta fuori una torta morbidissima (quasi da mangiare con piattino e forchetta), ottima per colazione o merenda.. Dal sapore bilanciato e non troppo deciso.

Ho utilizzato:

- 130gr di farina integrale
-  40gr di fecola di patate
- 40gr di farina di castagne
- 4 cucchiai di olio di girasole
- 70 gr di zucchero di canna
- 2 pere tagliate a pezzettini
- 4 gr di cremor tartaro
- latte vegetale/succo di frutta
- cacao amaro in polvere
- un pizzico di cannella (facoltativo)
- cioccolato fondente a scaglie (facoltativo)



Amalgamiamo le farine, la fecola, lo zucchero, la cannella, il lievito e il cioccolato. Uniamo l'olio e il latte vegetale (o succo) necessario ad ottenere un impasto morbido.
Io di solito lo lavoro con le mani, ma anche il frullino elettrico fà il suo dovere.
Amalgamiamo delicatamente quasi tutte le pere, girando dolcemente col cucchiaio.

Travasiamo l'impasto in una teglia , precedentemente ricoperta con carta forno, livellare e disporre sulla superficie le pere rimaste.
Inforniamo a 180-200°C per una ventina di minuti nel ripiano centrale del forno.
Prova stecchino obbligatoria ^-^.

Una volta intiepidita spolverate col cacao amaro.






domenica 22 febbraio 2015

RATTI? SI RATTI, NON GATTI



Nuovo post e niente cosmesi, niente riciclo, niente ricetta. Mi auguro un concetto più profondo.

Spesso quando dico che ho dei ratti, le persone si schifano... e fingono di avere capito che io abbia dei gatti, cercando in quella testolina bacata che solo noi umani nel regno animale abbiamo saputo sviluppare, dandosi una spiegazione logica per che cosa diavolo io possa tenermi in casa.(i gatti si che notoriamente sono animali "da compagnia", non certo i ratti).
Venga messo per iscritto che io non ho nessun problema con i gatti, ma loro come esempio mi fanno comodo in questo momento; quindi mi sento autorizzata a citarli.

Ho imparato (come molti altri) a capire e amare queste creature, così diverse da noi e così uguali.

Oggi abbiamo letto una testimonianza, Federica da Roma che alcuni mesi fà ha adottato 5 ratti maschi dal nostro rifuglio, "Gli Ultimi".  Gli stessi ratti che una nipotina particolarmente ben educata aveva mollato come un pacco alla nonna e successivamente quest'ultima ci aveva chiamati dandoci una sorta di ultimatum altrimenti li mollava nel primo corso d'acqua che trovava. Non descrivo neanche come li abbiamo trovati.

Leggendo abbiamo riso, ci siamo inteneriti, ci siamo quasi commossi. Che meravigliosa vita hanno ora i nostri 5 ragazzini, grazie a persone che sanno vedere il buono anche dove il retaggio culturale lo oscura.

Non aggiungo altro, copio e incollo le parole di Federica, e la abbraccio (per ora solo virtualmente) con tutto il cuore.

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Come cominciare. Come descrivere la nostra esperienza, la prima, nonostante una vita tra e per gli animali, con non uno ma cinque rattoni? No, non voglio parlare di noi, delle nostre emozioni. Chi vive con gli animali, percepisce ogni giorno sensazioni delicate e profonde, non ha bisogno di descrizioni da dizionario né di lezioni né di edulcorate semplificazioni romanzate.

In questo momento sto scrivendo al pc e ho tra i tasti una codona penzolante; poco accanto al mouse sento un crocchiare di noccioline americane (qualcuno lascerà i gusci delle arachidi in giro sulla scrivania. Qualcun altro si azzufferà da qui a breve). Sulla spalla sinistra ho un dormiglione baffuto quasi assopito. Ho dovuto distrarli con le noci, altrimenti avrebbero sgambettato sulla testiera coprendo il testo di virgole, punti e consonanti insensate. Ogni tanto li guardo con la coda dell’occhio; cercano di rubare una mela sul tavolo, una mela più grande di loro, trascinandola giù sulla sedia, senza esito. La morderanno direttamente lì, fino a lasciare solo il torsolo. Con l’ananas non ci provano neanche! Con le castagne hanno fatto una strage di gusci questo Natale. Di mandorle non ne parliamo!

Loro, i topastri (non credo gli piacerebbe essere definiti così), si chiamano Dean (si legge Din), Don, Dan, Tatou e Giuseppe. Cinque delinquentissimi roditori. Scalmanati, indisciplinati, divertenti e, a me piace pensarlo, sorridenti.

Giuseppe è il papà, il padre putativo probabilmente, il saggio, lo scaltro. Il grigio, il vecchione, ha circa un anno. Che poi non è più grigio perché a seguito di una breve muta del pelo ha un che di biondo platino. Da pantegana a Barbie. Bah! Giuseppe, Peppone, assaggia per primo i cibi nuovi, li passa ai figli saggiatane la bontà o li tiene per se stesso, se troppo buoni, ingrossando le sue dispense segrete dietro il divano o sotto i libri (dispense poco segrete in verità. Vengono sempre scoperte dai figli!). E’ il primo a uscire dalla gabbia la mattina e la sera. E’ goffo perché ciccione, ha le orecchie a sventola e gli occhi enormi a palla, neri, un po’ ravvicinati. E’ intelligentissimo.
I figli maggiori (di stazza) sono Don e Dean. Dean è cieco, color bianco latte. Forte, ha una massa muscolare da bodybuilder. Barcolla spesso, il nostro caro. Cammina tentoni, crediamo veda solo ombre. E’ prudente e tenero. Esce per ultimo e rientra per primo in gabbia. Dorme a ciambellina. Ha un orecchio mangiucchiato (sinonimo di zuffe?)
Don è un bullo. Ha una striscia grigia sul dorso. Sembra uno scoiattolo. Schiaffeggia per un nonnulla i fratelli (ma non il padre). E’ vorace (è un’idrovora, ha cercato di mangiare pure una spugna, ha aperto un barattolo di vetro, spinto giù dalla mensola un pacco di crostatine, poi chiaramente pappate), costruisce case di design; raccoglie carta, tessuti, noci e realizza abitazioni di qualsivoglia fattezza. A piramide, rotonde, mono o bilocali. Sta ore a progettare.
Dan è sensibile, bianco come Dean ma col musetto grigio. E’ tenero. Morbido. Vorrebbe stare sempre in braccio. Sbaciucchia i nostri cani, noi, i fratelli. Ci segue ovunque.
E poi c’è Tatou, il nanetto. Il gemello di Don ma in miniatura. E’ uno scricciolo, non cresce tanto. E’ leggerissimo, dolce e monello. E’ una scheggia, salta e gioca sempre. Ruba cioccolatini, spaghetti crudi (e cotti), si è infilato in un tubo di carta di Scottex senza riuscire a uscirne (ce ne siamo accorti perché notavamo un tubo indemoniato rotolare per la casa). Gli piace stare sulla testa mentre mangiamo. Tatou è la mascotte di casa. E’ indemoniato ma così piccolo da suscitare tenerezza in chiunque.

Corrono per casa (abbiamo coniato il termine Giuseppiadi per descrivere le loro competizioni di 50 cm di scatto o del circuito cucina), si arrampicano sui tubi dell’acqua calda scendendo poi a mo’ di vigili del fuoco sul tubo (o ineleganti ballerine di lapdance, se preferite), inseguono uno dei nostri cagnoloni (il lupetto) per le stanze, cercano di conquistare la vetta della sua testa o coda ogni sera. Mangiano incessantemente, entrano nel frigo, abbiamo trovato Tatou nel frullatore, saltano da terra alla piastra di cottura con zompi elastici come fossero di gomma. Fanno salti in lungo tra il tetto della loro gabbia al tavolo da pranzo (Giuseppe fallisce sempre, a metà volo casca a piombo sul pavimento).

Poi, si stancano, come cuccioli, e si addormentano sulle nostre gambe. Per svegliarsi dopo un’oretta e ricominciare.

Dean, Don, Dan, Tatou e Giuseppe sono non mangiatori di altri animali, come me, Paolo e tutti i componenti della nostra famiglia allargata (si dice vegan ma non mi piace questo termine). Si cibano di frutta (amano il melone, gliene tagliamo fettine tipo fetta di anguria in miniatura), la verdura a foglia verde, i cereali da colazione, adorano le nocciole, le patatine fritte (cerchiamo di dargliene poche), le crostate e i panettoni. Il radicchio, i pomodorini, i peperoni. Le patate al forno o bollite o in qualunque altra maniera. A volte ci tirano dietro i cibi che non amano (le zucchine e, qualche volta i fagiolini)! Oppure ci guardano esterrefatti su due zampe tipo ma che ci dai? Sei impazzita? Tira fuori le patatine! E poi, amano scricchiolare la pasta cruda, i ceci, il miglio.

Adoro le loro manine. Stringono il cibo come noi, tra le dita; si siedono e sgranocchiano. Fanno il bagnetto nella ciotolona dei cani, usano la lettiera! Sono intelligenti, pazienti e osservatori. Sono affettuosi. Simili ma diversi a cani e gatti di casa. Vogliono stare vicino a noi ma sono anche indipendenti. Desiderano il contatto fisico e studiano i nostri movimenti, le nostre abitudini. L’uno diverso dall’altro.

I ratti non piacciono. I nostri colleghi, i nostri amici, ci ascoltavano inorriditi all’inizio. Topi in casa? Oggi, ci chiedono foto e video dei cinque. Ci chiedono di venirci a trovare con i loro figli per conoscere Giuseppe il grigio. E’ una questione di approccio culturale (che parolone!), come per tante altre faccende. Di preconcetto. Ci si convince che i ratti siano sporchi ma in pochi hanno avuto il piacere di osservare un bagnetto-tipo di un topone. Si lavano con attenzione, si lisciano il pelo, si aiutano a vicenda a pulirsi. Sporchi, pensano i più! Che sciocchezze. Ma occorre mostrare, insegnare per sradicare una banale concezione.

Dean, Don, Dan Tatou e Giuseppe sono questo e tanto altro. Sono la pienezza dei nostri giorni, le risate più fragorose della serata. Sono buffi, irriverenti e gentili. Sono un dono. Un regalo del quale siamo grati di cuore a Gianluca e a chi, con lui, dedica tempo, energie e spende sacrificio per garantire una degna e giusta esistenza agli Ultimi.

Buona vita,

Federica

venerdì 20 febbraio 2015

INJERA OVVERO PANE ERITREO

Buonasera!

Mi è sempre piaciuto mettere il naso nelle altre culture. Sono curiosa per natura.
 Capire, ascoltare e sperimentare io stessa.
Qualche sera fà siamo stati in un ristorantino che proponeva anche qualche piatto tipico eritreo.
Sono rimasta affascinata dai profumi, dai colori e dal pane che loro usano come base alle pietanze.
Le injera sono dischi simili alle crepes, ma più morbidi e spugnosi...Vengono usati da "piatto" sul quale sono adagiati vari intingoli ; se ne strappa un pezzetto e si mangia. Che bello essere liberi dalle forchette no?!

Ho trovato su internet varie ricette, e ho assemblato questa:

( per circa 6-7 injera)

- 130 gr di farina integrale
- 130 gr di farina di mais ( io ho usato la fioretto)
- 70 gr di semola di grano duro
- 25 gr di lievito madre (o 6 gr di lievito di birra)
- 200 ml circa di acqua tiepita

Impastare le farine con il lievito e l'acqua, fino a ottenere un composto abbastanza morbido. Io ho utilizzato un pò più di acqua, ma ogni farina assorbe in maniera diversa quindi aggiungete piano piano tutta quella che occorre.
Mettere l'impasto in un recipiente coperto con pellicola (forata con la forchetta) per 3 giorni a temperatura ambiente.

Recuperare l'impasto (trascorsi i giorni necessari) e aggiungere acqua fino a ottenere una pastella simile a quella delle crepes.

Ora viene il bello, scaldare una padelllina bassa,piatta e antiaderende con un filo d'olio (ben spalmato per tutta la superfice, quando è calda versare un mestolo di impasto, rotando con la mano la padella in modo che la pastella rivesta uniformemente il tegame tenendo uno spessore di circa 2-3 mm.
Quando si è un pò asciugata (ci vorrà al massimo qualche minuto) staccate pian piano con una paletta di legno i bordi e rivoltatela dall'altro lato ... ancora un minuto ed è pronta.
Ri-ungiamo leggermente la padella e ripartiamo con la seconda injera.



Tradizionalmente viene servita con lo zighinì (uno spezzatino che noi faremo in versione vegetale), legumi stufati e verdure (crude e cotte).
Largo spazio alla fantasia e alle spezie (cumino, coriandolo, peperoncino ecc..). Loro utilizzano un mix che si chiama berberè. Ma nulla vieta se non lo troviamo di cercare di replicarlo o plasmarlo al nostro gusto.

domenica 15 febbraio 2015

TORTELLI DOLCI CON LA MARMELLATA


Buonasera a tutti!

Altra ricettina che si spaccia per carnevalesca, ma piace tutto l'anno: i tortelli con la marmellata.
Trovo ottima quella di prugne un pò asprina, ma potete mettere quella che più vi piace ovviamente... O perchè no crema pasticcera o di cioccolata.


Con queste dosi mi sono venuti circa 12 tortelli

Per la frolla:
- 200 gr di farina integrale ( o mix di farine a vostro gusto)
- 60 gr di zucchero di canna
- 50 gr di olio di girasole bio
- 4 gr di cremor tartaro o mezza bustina di lievito per dolci
- latte vegetale
- buccia di un limone bio o vaniglia in polvere o entrambi (facoltativo)

Impasto con il solito metodo, mescolo gli ingredienti solidi (farina, lievito, zucchero), aggiungo gli aromi (limone, vaniglia), l'olio e quanto latte occorre per avere una frolla un pò sbriciolosa. Meglio lasciar riposare il panetto una mezz'ora.

Stendo col mattarello a uno spessore di circa un cm, e taglio dei cerchi (utilissimo un coppapasta ma efficace ache una semplice tazza o un bicchiere). Metto la marmellata... Un cucchiaino non troppa perchè altrimenti succede il disastro, bagno i bordi con un pochino d'acqua. richiudo i tortelli a mezza luna e pinzo il bordo con una forchetta.

Inforno a 180- 200 °C per una ventina di minuti.
Spolverare se volete con zucchero a velo o un pochino di cacao o cannella.



martedì 10 febbraio 2015

CHIACCHIERE AL FORNO

Ciao a tutti!


E' un periodo che stò facendo tantissimissimi esperimenti culinari, soprattutto dolci.
Complice il mal tempo, il freddo (il forno è davvero un amico profuma e scalda casa), le idee che impazzato un pò sul cartaceo un pò sul web e un pò (ultimo ma non meno importante) la voglia di viziare chi amiamo.

La ricetta è quella della nostra Cescaqb, ho fatto un paio di modifiche ma cose da nulla ... E' tutto merito suo questa delizia! E colpa sua delle calorie in eccesso! ^-^

Ingredienti:

- 200 gr di farina integrale
- 30/40 gr di fecola di patate o amido di mais
- 40 gr di zucchero di canna
- 4 gr di cremor tartaro o lievito per dolci
- 30 gr di olio di girasole
- 20 gr di un liquore a vostra scelta (io una volta ho messo il gin l'altra il limoncello)
- scorza di limone non trattato (meglio bio)
- latte vegetale
- zucchero a velo (potete farlo da voi passando lo zucchero di canna in un macina caffè o frullatore molto potente)

Mescolare la farina, la fecola, lo zucchero, scorza di limone e il lievito. Ora aggiungiamo i liquidi quindi : olio, liquore e latte vegetale (andate per gradi con quest'ultimo).
Impastare vigorosamente fino a ottenere un panetto compatto tipo la pasta frolla. Fare riposare l'impasto almeno una mezz'oretta.
Ora col mattarello tiriamo una sfoglia, infarinando la pasta da entrambi i lati, e tagliamo dei rettangoli. L'altezza della pasta dipende dai vostri gusti, io amo quelle un pò "corpose" ... non troppo sottili insomma e sono stata circa sul mezzo centimentro.
 Facciamo un taglio centrale dal quale rivolteremo una parte del rettangolo (io non capivo e ho cercato un video su yt -.-) per dare la tipica forma di chiacchiera, oppure semplificandoci l'esistenza la lasceremo così com'è.
Travasiamo le chiacchiere su una teglia da forno (ricoperta con carta forno) avendo cura di scuoterle leggermente così cadrà l'eccesso di farina e non si brucerà nel forno.
Cottura 10 minuti a forno caldo a 180°C.
ATTENZIONE: sono un pò bastardelle ! Non fatevi imbrogliare, anche se non sembrano cottissime estraele dal forno altrimenti poi saranno troppo secche (esperienza personale).

A freddo (dopo 15-20 minuti) spolverizzare lo zucchero... E non mangiatele tutte in 10 minuti!

sabato 7 febbraio 2015

MONOPORZIONI? SI GRAZIE!

Ciao a tutti,
non so come sono stati da voi questi giorni... Per noi davvero impegnativi...
E' caduta tanta tanta neve in poco tempo e ci ha costretti a casa (cosa che non mi dispiace del tutto se non fosse per gli animali da accudire e cibare al rifugio) e senza elettricità.
 Io sono mooolto fortunata poichè scaldo la casa con vecchie stufe a legna e questo ci ha consentito di potere avere una temperatura vivibile e, in più, mio padre possiede un generatore e questo ci ha garantito elettricità limitata per qualche ora del giorno.

E' incredibile quando questi mezzi primari ci vengono tolti come ci troviamo spaesati e spaventati, il mio pensiero è andato a tutte le persone che erano isolate al freddo con a casa bambini o cuccioli che dir si voglia, malati, anziani, convalescenti ... E così sono rimasti per più di un giorno (notte/notti comprese).
Qui a casa abbiamo spalato tanto e faticato davvero per muoverci (anche solo portare giù i cani a fare pipì e due passeti era complicato), ma abbiamo anche colto l'occasione nel lato positivo ... Riscoprendo tempi meno serrati, la luce delle candele e la manualità delle operazioni casalinghe e tante altre cose che si perdono nella routine di tutti i giorni.

Scusate il sunto di questi giorni, ma ci tenevo... Ora arrivo al senso più o meno logico del post di oggi.

Penso sia davvero utile tenere del congelatore piccole porzioncine (poi quanto piccole dipende dal numero del nucleo famigliare ^-^), di prodotti già "pronti" utilizzabili quando si è di corsa o comunque sia un modo utile di conservare porzionando (e utilizzare nel tempo) grandi quantità di alimenti.



In questo caso io avevo il latte di cocco.
 Lo conoscete? E' meraviglioso in cucina... Sia nei dolci sia nei piatti salati dal sapore orientale.
In commercio esistono scatolette abbastanza grandi e una volta aperte si hanno pochi giorni per consumarle così possiamo congelarle in piccoli contenitori o meglio ancora stampini come per esempio quelli per fare i ghiaccioli, una volta congelati (basta qualche ora) riporre in pratici sacchetti nel congelatore..

Stessa cosa può valere per sughi o salse, passata di pomodoro, brodi vegetali, ecc...
 Al momento giusto si piglia un cubettino dal freezer e lo si cucina come meglio ci pare. Comodo eh?!


martedì 3 febbraio 2015

TRONCO PORTA FIORI

Buonasera a tutti!

E' proprio vero che la natura è la miglior fonte di ispirazione, a volte non c'è bisogno di fare nulla ... Le cose sono perfette già come sono. Basta saperle vedere e apprezzare.

Tempo fà nella legnaia avevo trovato un pezzetto di legno e fatto un appendi chiavi. Settimana scorsa ho trovato un pezzettone completamente cavo (probabilmente l'alberello era marcio)... E mi sono detta : Perfetto come vaso.
Ho semplicemente inserito un vaso di vetro all'interno con un diametro idoneo a incastrarsi, versato l'aqua... ed ecco qui! Semplice vero?!
L'ho trovata un idea tremendamente carina, così condivido!